Sabato scorso, 11 luglio, il Gazometro di Roma è tornato protagonista della scena cittadina non per una vicenda di cronaca, ma per la seconda giornata di Videocittà Watercult 2026, la nona edizione del Festival della Visione e della Cultura Digitale che dal 10 al 12 luglio ha animato l’area industriale dell’Ostiense. Il festival è ideato da Francesco Rutelli, con la direzione artistica di Anna Lea Antolini e la direzione creativa di Michele Lotti, con il sostegno di Eni come main partner della manifestazione.
Il tema scelto per quest’anno è l’acqua: “Watercult 2026” mette al centro della propria indagine l’acqua, intesa non solo come risorsa naturale e scientifica, ma come principio generativo, urgenza climatica e suggestione artistica capace di unire musica, videoarte e intelligenza artificiale. Nella serata di sabato, il momento più atteso è stato il dj set del musicista tedesco Apparat: sul Main Stage del Gazometro l’artista si è esibito in un set cucito su misura per il festival, muovendosi tra sonorità ambient, sperimentazione ed elettronica pura. La sua traccia Black Water, reinterpretata in una nuova versione per il quindicesimo anniversario del brano, è entrata a far parte di In Lympha, la grande installazione immersiva ideata e prodotta da Eni in collaborazione con Videocittà, ospitata negli spazi dell’Opificio 41.
Accanto alla musica, il weekend ha portato una novità visiva capace di cambiare, almeno per tre notti, lo skyline della città: la struttura del Gazometro G4 è stata trasformata in un’opera d’arte visibile esclusivamente dall’esterno, attraverso un sofisticato gioco di luci e laser ispirato al moto perpetuo del mare, tramutando la struttura metallica in un faro urbano in continua metamorfosi. Nella stessa giornata di sabato è stata inaugurata anche la terza edizione di Arte al Gazometro con la mostra “Riflessi”, un percorso espositivo diffuso tra installazioni e interventi site-specific, curato da Marco Capasso in collaborazione con le gallerie “Il Sole”, “Orma” ed “Eidos”, che indaga l’acqua come dispositivo attivo di trasformazione capace di rendere visibile l’energia. Il programma dell’11 luglio ha ospitato inoltre un incontro con i vertici di Filmmaster, che in occasione dei suoi cinquant’anni di attività ha raccontato il processo creativo che ha trasformato l’acqua nel principio narrativo della Cerimonia di Chiusura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Al di là dell’evento del weekend, la vicenda di sabato scorso riporta l’attenzione su un tema più ampio e tuttora irrisolto: quale futuro attende davvero il gigante di ferro dell’Ostiense. Da un lato, il Gazometro è ormai stabilmente diventato la cornice di un distretto dell’innovazione: intorno alla struttura si è costituito, negli ultimi anni, un distretto creativo consolidatosi grazie all’impegno di Eni e ROAD – Rome Advanced District, l’hub di innovazione sostenibile fondato da Eni, Acea, Autostrade per l’Italia, Bridgestone, Cisco, eFM, Gruppo FS e Nextchem. Proprio in questi mesi è aperta una call rivolta ai giovani per immaginarne il futuro artistico: fino al 31 luglio 2026 la Call for Ideas promossa da Spazio Taverna, in collaborazione con Eni e ROAD, invita giovani artisti e architetti italiani a immaginare un nuovo intervento permanente per il celebre complesso industriale dell’Ostiense. Ai partecipanti viene chiesto di progettare un monumento, un padiglione o un’installazione capace di dialogare con la storia del sito e con la sua attuale vocazione legata alla ricerca tecnologica e alla sostenibilità, con esiti che saranno annunciati a settembre.
Sul fronte urbanistico, il quartiere che circonda il Gazometro sta vivendo una trasformazione concreta grazie ai fondi pubblici: grazie a un finanziamento di circa 11 milioni di euro legato al Pnrr, l’area sta subendo una profonda trasformazione che vedrà nascere nel 2026 54 alloggi popolari, una grande piazza di quartiere, botteghe artistiche, un mercato a km zero e uno sportello antiviolenza. Come ha spiegato il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, “questi investimenti serviranno a trasformare e a riqualificare la struttura e aprire servizi pubblici per il quartiere, aprendo le porte per una nuova piazza per Ostiense”.
Resta invece senza una risposta definitiva la domanda sulla destinazione stabile dell’iconica gabbia in ferro, il grande gasometro vero e proprio, alto quasi 90 metri: nonostante il fermento culturale e tecnologico che ruota attorno all’area, non esiste a oggi un progetto di riuso permanente della struttura originaria, che resta un simbolo sospeso tra memoria industriale e nuove funzioni urbane. Anche il dossier legato all’ipotesi di un nuovo stadio della As Roma nei terreni vicini, discusso pubblicamente negli anni scorsi, non risulta aver avuto sviluppi recenti nelle fonti consultate, e appare da tempo in una fase di stallo pubblico.
Il Gazometro, dunque, conferma sabato scorso la sua doppia natura: da un lato palcoscenico vivo di sperimentazione artistica e tecnologica, capace di attirare pubblico e attenzione mediatica con eventi come Videocittà; dall’altro monumento la cui trasformazione strutturale definitiva resta, almeno per ora, un capitolo ancora da scrivere.